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Terminology Vademecum version 0.1 (2005-09-23)

i  Introduzione


The several hundred national and regional cultures of the world can be roughly classified into three groups: task-oriented, highly organized planners; people-oriented, loquacious interrelator; introvert, respect-oriented listeners. Italians see Germans as stiff and time-dominated; Germans see Italians gesticulating in chaos; the Japanese observes and quietly learns from both.

Richard D. Lewis


Il percorso della pratica terminologica si apre con uno spazio dedicato alla “storia della terminologia” e alle “scuole di pensiero” che ne hanno determinato gli sviluppi. Da qui si evidenzierà in maniera più dettagliata, come sia cambiato, negli anni, l’ “approccio alla pratica terminologica” tenendo in considerazione le nuove teorie sull’argomento (“approccio proattivo” alla terminologia) e l’incontro-scontro con la tendenza alla “normalizzazione e standardizzazione” della terminologia stessa, senza neppure dimenticare l’importanza che hanno avuto per l’identità linguistica in Europa, le “politiche linguistiche” in Europa e in Italia.

Successivamente, gli utenti potranno incominciare ad acquisire le prime “nozioni linguistiche” che riguardano, nello specifico, la distinzione tra “sistemi concettuali statici e dinamici”, “termine e parola” e “termini semplici e termini complessi”. Le unità terminologiche possono però essere costituite non solo da singoli termini, ma anche da più termini classificati come fraseologismi e collocazioni del dominio di studio. Tale aspetto non dovrà essere trascurato, poiché la struttura linguistica di un dominio si articola per una percentuale molto elevata su “fraseologismi o collocazioni tecniche”del dominio.

Un altro aspetto importante che viene evidenziato in questo spazio, è quello che riguarda la distinzione tra la pratica terminologica da quella lessicografica, con particolare riferimento ai concetti di “lessicografia e lessicologia”.

In questa sezione è inclusa anche l’analisi di alcuni fenomeni linguistici ricorrenti nello studio dei domini, relativi ad esempio alle modalità di proliferazione dei termini e alle loro caratteristiche intrinseche. Si pensi ad esempio alla “monosemia” e alla “polisemia” nel confronto tra “domini” o all’interno di un unico campo di indagine e ai diversi processi ai quali sono sottoposti i termini stessi al livello intra e interlinguistico: “semantizzazione”, “desemantizzazione” o ancora “risemantizzazione”. L’analisi di tali processi richiede uno studio attento della lingua del settore di indagine, che deve perciò possedere un “grado di affidabilità” particolarmente elevato al fine di garantirne l’usabilità da parte degli utenti. L’affidabilità si costruisce in base alle competenze linguistiche del terminologo che studia i sistemi linguistici e il loro grado di simmetria, ma non può sussistere senza l’approvazione degli “esperti”, non-linguisti, le cui competenze tecniche completano il lavoro del linguista e ne garantiscono la qualità. Ecco perché l’individuazione dell’esperto è uno dei passaggi vitali dell’attività di ricerca terminologica, soprattutto se si tiene in considerazione il valore delle “fonti” dalle quali vengono estrapolate le informazioni inserite all’interno della scheda terminologica. Ciò che è importante per gli “utenti”, siano essi di primo o di secondo livello, è infatti la “trasparenza delle informazioni” circolanti poiché da esse dipende la qualità del prodotto finale e di conseguenza la sua usabilità.

Il concetto di usabilità è poi direttamente correlato al grado di attualità della ricerca terminologica. La pratica odierna prevede uno studio di tipo “sincronico” dei linguaggi settoriali, poiché lo sviluppo delle tecnologie richiede una terminologia aggiornata, garante di una comunicazione veloce ed efficace, ma ciò non toglie che non possa essere effettuato anche uno studio di tipo “diacronico”, che potrebbe puntare ad esempio alla descrizione di fenomeni linguistici che hanno avuto sviluppi particolari o che hanno mantenuto determinate caratteristiche a dispetto di “evoluzioni tecnico-scientifiche” e perché no, di natura linguistica. La diversità dei settori di indagine risiede anche e soprattutto nella lingua che li caratterizza e nel fatto che essa possa essere o meno intaccata da elementi esterni.

Quali possono essere dunque “gli scopi e i vantaggi” dell’attività terminologica?

Innanzi tutto, la creazione di una nuova figura professionale fondamentale, quella appunto del “Terminologo”, il cui lavoro di sistematizzazione dei linguaggi settoriali è sempre più richiesto dal mercato nazionale e internazionale. Tra le attività principali del terminologo troviamo ad esempio la costruzione di “banche dati dedicate”, la revisione, la correzione o il completamento e l’ “up-dating”di lavori già esistenti. Inoltre, al terminologo sono spesso richieste competenze extra-linguistiche legate alla conoscenza di strumenti informatici per la gestione dei database terminologici. In questo senso ad esempio la sua attività potrebbe risultare fondamentale per lo sviluppo di sistemi ITC e servizi di ingegneria linguistica con dati terminologici o altre applicazioni di tipo commerciale delle “risorse terminologiche” stesse.

Giunti a questo punto possiamo facilmente individuare varie tipologie di utenti che potremmo distinguere in base alle competenze dei soggetti stessi. Ad esempio, terminologi, traduttori, redattori e interpreti, in quanto linguisti in grado di gestire consapevolmente la materia, vanno a costituire il gruppo di “utenti di primo livello”. Tra quelli di “secondo livello”secondo livello potremmo facilmente ritrovare i neofiti dell'attività terminologica o ancora le aziende committenti che attingono ad essa in maniera inconsapevole o semi-consapevole.

Ritornando alla figura dell'utente di primo livello per eccellenza, è importante ribadire che il lavoro svolto dal terminologo richiede una preparazione tutt’altro che limitata alle materie linguistiche coinvolte nella pura attività di sistematizzazione della terminologia del dominio di indagine.

Le fondamenta di tutta la sua attività sono infatti da ricercare nella “costruzione delle risorse”, ovvero nell'individuazione e nella costruzione mirata, ma diffusa delle conoscenze sul dominio di indagine. La fase di raccolta del materiale, della formazione e dunque della costruzione di nuove conoscenze deve essere puntuale, poiché da essa dipende il grado di qualità e di affidabilità del prodotto finale.

Diviene a questo punto fondamentale per il terminologo classificare il suddetto materiale secondo precisi criteri che possono per esempio fare capo alle diverse tipologie di documentazione raccolta durante la fase di ricerca costruendo “corpora di riferimento”.

Tali passaggi sono fondamentali per l’individuazione e la scelta dei candidati termini, dei sinonimi e delle varianti che andranno a formare il database del dominio scelto. Ogni dominio di indagine sarà quindi descritto da “schede terminologiche” dedicate e costruite ad hoc e che, oltre ai campi obbligatori stabiliti dalle norme ISO, potranno e dovranno contenere campi specifici non applicabili a tutti i domini, proprio per la natura delle lingue di specialità che li descrivono.

Alle schede terminologiche sono direttamente ed inevitabilmente collegati i “sistemi concettuali”, fondamentali per la descrizione delle “relazioni logiche ed ontologiche” che legano i termini del dominio di indagine scelto. I sistemi concettuali aiutano a “visualizzare” le sopraccitate relazioni e a velocizzare l’inserimento delle informazioni linguistiche da essi esplicitate all'interno delle schede terminologiche.

Una vola stabiliti i parametri “linguistici” del database, il terminologo potrà fare affidamento su alcuni strumenti pensati per la “gestione” libera dei contenuti terminologici. Alcuni dei “software di gestione terminologica” possono essere liberamente acquistati, mentre altri, come “XTerm.Net”, sono ad oggi gratuitamente distribuiti agli utenti che si dedicano all’attività terminologica.

I database terminologici sono fondamentali anche per la “traduzione assistita” che funziona su “Memory e Terminolgy Database”, ma anche a particolari attività quali la “cross-translation” o ancora il “sottotitolaggio” e il “doppiaggio”.

Nuove applicazioni dell'attività terminologica sono da ricercare altresì nei processi di “localizzazione” di siti Web e di creazione di “reti semantiche”.

Il rapido evolversi delle tecnologie dei vari settori industriali implica una specializzazione linguistica che, per la natura stessa della sua attività, può appartenere quasi esclusivamente al terminologo ed è perciò naturale che i prodotti che prendono forma dalle ricerche terminologiche sono sempre più richiesti.

L'attività terminologica svolta presso la SSLMIT nell'ambito del progetto “Terminologia e Linguaggi settoriali” è stata ampiamente riconosciuta sia a livello nazionale, sia a livello internazionale ed è perciò auspicabile lo sviluppo di nuovi progetti e l’implementazione di quelli già avviati, nonché la nascita di un sito dedicato alla formazione mirata degli iscritti ai corsi di specializzazione.


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